Che bel giuoco che bel mestiere. Ah, la recitazione. L'essere sul palco, interpretare qualcun altro per un po', senza avere la minima idea di quello che succede di sotto. Perchè la cosa che mi piace di più è proprio questa: non vedere un cazzo. Quando sei su un palco le luci accecano. Durante uno spettacolo normale, con vari personaggi, copione eccetera, il problema è limitato. In fondo puoi interagire con gli altri personaggi, e lo sguardo sul pubblico lo dai ogni tanto, cercando sempre di non dargli le spalle. I monologhi invece sono un casino. DEVI guardare il pubblico, sempre, e va a finire che ti ritrovi a guardare nel vuoto con occhi spiritati. Ed è bellissimo. La prima volta che mi sono trovato su un palco a fare un monologo ho deciso che avrei continuato a recitare. E così ho colto l'occasione al volo.
Ne hanno parlato i giornali di recente, il progetto si chiama TeatroLAB. E' finanziato dalla Fondazione del Monte in collaborazione col quartiere Savena, e sarà gestito da Antonio Albanese, Giorgio Comaschi e Francesca Sani. Durerà 3 anni nel corso dei quali si faranno spettacoli, cortometraggi, sceneggiature e quant'altro. E soprattutto, sarà totalmente gratuito.
Così, ieri ci sono andato, che c'erano i provini. Sono arrivato tipo un'ora prima, che mi aspettavo una folla stile Grande Fratello. Ovviamente mi sbagliavo. Sono sempre ottimista riguardo ai ggiovani italiani. Intorno alle 14.15 è arrivata un po' di gente, in totale ci saranno state 50-60 persone...
Le tipologie erano varie. C'erano i ventenni, che erano lì tanto per provare, attirati dal fatto che è una roba gratuita. E mi inserisco in quella categoria. Poi c'erano quelli un po' più convinti, che vogliono fare del teatro la loro vita e potrebbero impazzire di fronte ad una porta chiusa. E poi un gran numero di trentenni spocchiosi, con grande convinzione di essere i vari Giorgio Albertazzi/Lella Costa della situazione. In ogni caso c'era anche gente molto simpatica, con cui ho chiaccherato per un bel po' prima e dopo il mio "provino".
Le virgolette sono necessarie. Non ho dovuto declamare i versi di qualche poeta, nè improvvisare una scenetta. E' stata semplicemente una chiaccherata piacevole, con Comaschi e la Sani, su ciò che faccio e ho fatto nella vita, con divagazioni sull'amata/odiata medicina e sulle mie passioni. Alla domanda "scrivi?" mi sono illuminato. Ho risposto di si, e si è illuminato anche il Giorgio. Gli ho letto le 15 righe di presentazione che consigliavano di portare, e gli ho dato anche 3 racconti (2 dei quali sono qui, l'Ateo e La rinascita dei Sensi). Mi ha detto che li avrebbe letti prima di andare a letto... La chiaccherata poi ha proseguito e alla fine con faccia soddisfatta il marpione mi fa "lasciami il tuo numero di telefono, che..." a quel punto l'ho interrotto e gli ho detto "ce l'hanno le ragazze fuori" saluti e baci, sono fuori.
Nessuna aspettativa, lo sapete. Tempo 10 giorni e ci sarà il responso. Cioè, se arriva la magica telefonata godo, altrimenti mi dico "pazienz" e mi iscrivo al rinnovato CTU (centro teatro universitario di ferrara), rinnovato perchè i due responsabili hanno litigato pesantemente e quindi non è più come una volta. Che poi magari non sono neanche in tempo per iscrivermi, per cui "pazienz".
Anima mia, contemplali: sono proprio orribili!
Sembrano manichini, vagamente ridicoli,
terribili, strani come sonnambuli,
che dardeggiano chissà dove i globi tenebrosi.
Quegli occhi, da cui è svanita la scintilla divina,
restano levati verso il cielo, come se guardassero
lontano; non si vedano mai chini
verso terra, pensosi, con la testa appesantita.
Attraversano così il buio infinito,
fratello del silenzio eterno. Guarda,
città che intorno a noi canti, ridi e strepiti!
Città amante del piacere fino all'atrocità,
guarda. Mi trascino anch'io, inebetito più di loro,
e dico: Ma che cercano in Cielo tutti questi ciechi?
Charles Baudelaire, I Ciechi, tratto da "I Fiori del Male" 1857
(primo monologo recitato dal buon zisho)
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