lunedì 3 ottobre 2005

Dylan Dog n. 229, Il Cielo Può Attendere



Soggetto e sceneggiatura: Michele Masiero
Disegni: Corrado Roi
Copertina: Angelo Stano



Avete presente gli angeli? No, non quelli saccenti e irritanti come Dust de "Il Tocco Del Diavolo", intendo quelli veri, con l'aureola e le ali piumose. Angel è uno di loro. Svolgeva tranquillamente il ruolo di angelo custode, fino a che una banda di cattivi con cani infernali al seguito non l'ha rapito, recidendogli le ali, dopo averlo trattato come una cavia da laboratorio. Ora è riuscito a scappare, e chiede all'Indagatore dell'Incubo di riportarlo a casa. Ma non sarà facile...



Quarta prova per Michele Masiero, che ha avuto modo di farsi le ossa sullo storico Mister NO.  "L'incubo dipinto" e "Insonnia" erano due albi mediocri, come se ne trovano tanti, ahimè, nelle ultime pubblicazioni. Il secondo, in particolare, era davvero brutto, con una storia che non stava molto in piedi. L''ultimo prima di questo, "Istinto Omicida", è un albo discreto, con una storia vecchio stile che a parte qualche passo falso scorre bene fino alla fine. Purtroppo qui Masiero fa un passo indietro. La storia parte bene, nonostante il tema sia piuttosto sfruttato, e alcune scene ricordano persino albi storici, come stile e impostazione. E a dire la verità, il problema è proprio quello. Masiero gioca a fare lo Sclavi, o il Chiaverotti, inserendo nell'albo alcuni elementi, come la storia dei cittadini di Lonewood, che ricalcano la storia del mostro di "Dal Profondo", e si rivelano però totalmente inutili, risultando solo come dei riempitivi. Già verso la metà dell'albo assistiamo a scene confuse e gestite male, con due uomini in fuga non si sa da cosa, un Angelo caduto e un Dylan IRRICONOSCIBILE, totalmente fuori dagli "schemi" a cui siamo abituati, che si comporta in un modo totalmente opposto al suo solito modo di pensare. Si giunge quindi a stento alla fine, l'apoteosi della banalità, con una spiegazione superficiale e razionalistica, quando nell'albo non c'è assolutamente nulla di razionale.



La sensazione è che Masiero abbia cominciato a scrivere questa storia molto tempo fa, in un momento di grande ispirazione e un pelino di manie di grandezza. Evidentemente poi, l'ha abbandonata, e l'ha ripresa solo quando stava ormai per scadere il tempo a sua disposizione. Solo questo spiega il motivo per cui questo albo appare sconclusionato. E' un pasticcio bello grosso. Masiero dovrebbe smetterla di giocare a fare il grande autore e ridimensionarsi, perchè in fondo qualche buono spunto ce l'ha. L'albo purtroppo è un passo falso dopo l'ottimo "Oltre Quella Porta" e lo splendido speciale "La Peste" (chi ha detto Barbato?). Speriamo nei prossimi, anche se la comunità è parecchio sfiduciata dopo questa nuova ricaduta.

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