venerdì 16 settembre 2005

Dylan Dog n. 228, Oltre quella porta


Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Luigi Piccatto
Copertina: Angelo Stano


Di questo albo se ne è parlato tanto, sulle varie community dedicate a Dylan, tra le quali segnalo cravenroad7 che è probabilmente il più famoso sito dedicato all'indagatore dell'incubo.


La storia è quanto mai atipica. Dylan non ha a che fare nè con mostri immaginari nè con mostri reali, anzi, a dire il vero non è neanche il protagonista. Lui attende. Attende, in una sala d'aspetto. Non sa come comportarsi, non sa cosa fare, mentre nella sala operatoria una persona di cui non viene mai rivelata l'identità rischia la vita sotto i ferri del chirurgo più bravo sulla piazza.



E' quindi ovvio il motivo per cui si è tanto parlato di questo albo. Ad una prima lettura, non si capisce niente. Il lettore è condotto per mano dai disegni e dalle frasi sconnesse della persona in fin di vita (che si può definire come il protagonista della vicenda) verso vicoli ciechi, verso supposizioni riguardo l'identità del moribondo che si rivelano quantomai sbagliate. L'albo prosegue così, con la sala d'aspetto che poco a poco si riempie di gente, mentre il moribondo pensa alle persone che, suo malgrado, gli è capitato di incontrare grazie a Dylan. Giunti alla fine della storia, la sensazione è quella di aver letto una storia molto profonda, molto intima, forse anche troppo personale. Rileggendolo un'altra volta, mi sono fatto un'opinione, riguardo all'identità della persona e alle motivazioni che hanno spinto la Barbato a scrivere una sceneggiatura così particolare. Ovviamente, per non rovinarvi la "sorpresa", scriverò il resto del mio commento in modo tale che possa essere letto solo selezionandolo. Credo che sia necessario, per questo albo come per nessun altro.


Il moribondo è la Barbato stessa. In questa storia ha voluto sviscerare tutto ciò che prova per Dylan, per i suoi comprimari storici e persino per le donne che hanno sempre affollato la vita dell'indagatore. E in effetti, rileggendo le altre storie della Barbato, che io ormai considero quasi al livello di Sclavi, si nota come Groucho è spesso assente, o anche la mancanza del solito "flirt mensile". Paola ha cercato di spiegare, in maniera piuttosto contorta, come in altre storie da lei scritte, le sue scelte narrative, mettendosi in gioco e dichiarando, a pagina 12, amore eterno al personaggio che di storia in storia riesce sempre più a fare suo, facendosi possedere a sua volta. Ovviamente, visto anche il modo in cui è esposta la vicenda, questo amore è ben bilanciato da una dose di odio, o frustrazione. Anche Sclavi aveva questo problema, si sentiva, appunto, posseduto dal suo personaggio. La Barbato è molto simile a lui, a mio parere, ed è per questo che soffre della stessa "malattia". D'altra parte, questo "disagio" che scrivere Dylan le provoca traspare anche dal suo blog personale, che non linko perchè preferisce che lì non si parli del suo lavoro.


Insomma, questo albo è un altro esperimento di meta-fumetto, così come lo era stato, ad esempio, il numero 25: Morgana. Inoltre, credo che questa storia sia venuta in mente alla Barbato anche a causa delle sue due ultime storie: lo speciale "La Scelta" e l'albo Gigante "Il Senza Nome". Nel primo, ha giocato con la vita di Dylan, facendogli vivere, come in una sorta di "Canto di Natale", le vite che non ha mai vissuto, a causa di una strada intrapresa al posto di un'altra. Anche in quel caso, la Barbato è presente "fisicamente" nell'albo. A mio parere è la morte stessa, che gli mostra le infinite possibilità che lui avrebbe avuto. Gliele mostra, scrivendo per lui storie mai scritte. E alla fine, la soluzione del dilemma è semplice. Non è sempre necessario effettuare una scelta. A volte, basta non fare niente. Nel gigante, invece, Paola si diverte a rivoluzionare la vita di Dylan, dimostrandogli che non c'è altra cosa al mondo che lui possa fare, lui è destinato per sempre a convivere con gli incubi, e a tentare di sconfiggerli. Quindi, dopo aver "rovinato" la vita dell'indagatore per ben due volte, è toccato a lei mettersi in gioco, e "confessarsi" e "scusarsi" nell'unico modo possibile: attraverso il fumetto. Ci tengo a precisare che questa è una mia personalissima teoria, forse dovuta alle solite elucubrazioni.


Comunque, è un albo che mi ha soddisfatto in pieno. Credo che il futuro della serie sia nelle mani di Paola Barbato, e spero davvero che continui a fare il suo ottimo lavoro.

4 commenti:

  1. sai che i primi numeri della barbato, io ero convinto li avesse scritti sclavi sotto pseudonimo?

    In una rubrica, inatti, dicevano che lei era una di famiglia, lasciando intendere fosse la moglie di TS...comunque bella e intrigante la storia...

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  2. Già... sei d'accordo con la mia "analisi" ? più che altro per quanto riguarda i due speciali, boh, mi intrippava tantissimo questa cosa :D

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  3. ho letto le prime 15 pagine di discussione sul numero, e un post dell'autrice in cui dice che hanno fatto a pezzi il suo albo andando verso la soluzione più semplice (barbato/sclavi).


    non so, più leggo più credo che non vada interpretato, che non esiste un'interpretazione unica: meta-fumetto, che va colto più a livello di stomaco che di testa, rileggendolo di tanto in tanto solo per il piacere di cambiare idea...

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  4. se guardi il topic dedicato a lei nella sezione autori, dice che a quanto pare c'è un "segreto" riguardo quest'albo che resterà sepolto. E' per questo che ha chiesto di non parlarne più. Mistero O_O

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