giovedì 15 settembre 2005

*Coff Coff*

Hm.


Dunque. Se non ricordo male, questo dovrebbe essere un blog. Un blog è una sorta di diario online. Che poi, ho sempre pensato che questa fosse una defizinizione stupida e senza senso. Un diario online? Cerchiamo di analizzare le parole.


Diario: ok. A meno che non si tratti di diario scolastico, un diario è un libro, o un ammasso di fogli rilegati, su cui una persona scrive tutto ciò che gli viene in mente. Molto spesso, soprattutto durante l'infanzia, le persone tendono a comprare diari provvisti di lucchetto. Un lucchetto è un oggetto che serve a chiudere le cose. Usando un lucchetto su un diario, lo si chiude. I lucchetti hanno una chiave, di solito. O una combinazione. Generalmente, la chiave o la combinazione sono in possesso solo del proprietario del lucchetto, che presumibilmente, è anche il proprietario del diario. Quindi, se chiudo un diario con un lucchetto, vuol dire che solo io posso riaprirlo. E se lo faccio, consapevolmente, vuol dire che voglio che tutto ciò che mi viene in mente resti privato. Solo per me.


Successivamente, raggiunta un'età in cui il diario con il lucchetto sembra infantile, il possessore del diario ne avrà un altro, senza lucchetto, dove scriverà tutto ciò che gli viene in mente. E lo terrà per sè. Perchè la funzione del diario è proprio quella di aprirsi con se stessi, senza correre il rischio di far arrivare ad altre orecchie i propri pensieri.


In sostanza, un diario è una cosa privata.


Online: letteralmente, in linea. Praticamente, accessibile da qualsiasi parte del mondo grazie alle meraviglie di internet. La comodità sta in questo. Dicono. Però per me resta più semplice portarmi dietro un moleskine, piuttosto che un portatile.


Ora, mettiamo insieme le due cose: diario online. Significa che è una cosa privata accessibile da ogni parte del mondo. Ne converrete che non funziona. Un blog non è privato. QUASI mai. Quando lo è, rientra nella definizione giusta, ma, per qualche motivo, il possessore di tale blog privato diventa immediatamente una blogstar che se la tira. E in effetti, è un pensiero mica tanto sbagliato. Dico io, hai un blog, su internet. Vuol dire che vuoi farlo leggere a tutti. Poi lo chiudi. No, non ha senso. Fatti un moleskine. E in effetti, anche io ho fatto questo commento tempo fa su queste stesse pagine. Poi però ho pensato alle persone che conosco. Ho pensato al fatto che ho amici sparsi un po' ovunque, e che un diario privato online, accessibile solo a loro, fosse una cosa carina. Poi sono tornato alle parole "privato". E mi sono detto: che siano 1000 persone o 4 amici, il "privato" va a farsi benedire. Soprattutto quando consideriamo che gli argomenti generalmente trattati in un diario sono piuttosto intimi.


Quindi, sono giunto ad una conclusione: un blog non è un diario online. Ognuno lo definisca come vuole, ma non in quel modo. Se lo si usa come un diario privato disponibile a migliaia di persone, si giunge ad un controsenso. E quindi, in quel caso, è meglio definirlo "vetrina sulla propria vita". E lungi da me condannarlo, lo faccio anche io. Credo che il blog abbia solo un punto a favore, rispetto al suo cartaceo fratellastro. Sfogarsi da soli è molto meno efficace che sfogarsi sapendo che migliaia di persone ti leggeranno. Ma soprattutto, scrivere sul blog "occristo quanto sono felice" è schifosamente subdolo e quanto mai gratificante, perchè ci sarà un visitatore a cui invece le cose stanno andando una merda. Mors tua, vita mea, è tutto lì il discorso. Discorso da aria fritta. Ma dovevo trovare un'introduzione di qualche genere. Non posto da luglio.




Luglio col bene che ti voglio. Che ci stava bene, per restare in banalità.


Che dire, l'estate è finita da un pezzo. E' andata bene, come al solito. Erano due anni che non cazzeggiavo così tanto, anche se mai come quest'anno avrei dovuto studiare. In fondo, i test d'ingresso sono una cazzata rispetto agli esami che mi attendevano a settembre. Ma me ne sono fregato, e così gli esami sono magicamente diventati "l'esame", e settembre è magicamente diventato "ottobre" con speranze sui mesi di gennaio e febbraio. La cosa più bella di tutto ciò è che me ne sto fregando anche ora.


Il viaggio in Scozia che avevo annunciato c'è stato. All'apparenza, un incubo. Tutte coppie anzianotte più due ggiovani come me. All'apparenza, un viaggio di merda, ma che andava fatto per puro rilassamento. In pratica, un viaggio di merda. No, scherzo è andata bene. Mi sono divertito e mi sono goduto la scozia, che è splendida e in una settimana ho viaggiato quasi per intero. Edimburgo ha superato Londra, per quanto mi riguarda. A chi interessa, qualche foto la si trova su http://dailypic.splinder.com che è il mio photoblog poco aggiornato e poco seguito.


Il resto di agosto è stato piacevole come al solito, nella ridente San Nicola Arcella, che mi ospita da una ventina d'anni. Sempre la solita gente, con cui mi trovo benissimo. Mi sorprende ancora come facciamo a divertirci con così poco. L'unica novità di quest'estate sono Martina e Susy, due ragazze con cui ho avuto il piacere di passare bellissime serate. In modo particolare con la seconda. Passerò da Roma al più presto.


Poi il ritorno, con cazzeggiamento estremo bolognese prima del ritorno a ferrara una settimana fa, e ora eccomi qui, da 3 giorni a bologna a giocare a gta san andreas. Mi ha fottuto, già. Così come sono caduto nella trappola dei sudoku questa estate. Ero quasi tentato di scaricarmi il giochino sul cellulare. Ma poi ho deciso che la mia vita sociale ha ancora tanto da dire. E che l'artrite a venti anni non è il massimo.


Ufficialmente, sono qui perchè devo scroccare dei soldi a mia sorella, perchè come al solito sono senza una lira. Ma ho l'attenuante: bollette salatissime del gas e della luce da far verificare, rottura caldaia, spesa mensile e ammenicoli vari. Però, sono tuttora senza una lira. Ufficiosamente invece, sono qui per rilassarmi un po'. Ancora un po', direi. Perchè a ferrara ero estremamente rilassato. Siamo usciti spesso e abbiamo frequentato nuovi posti molto carini. Il rapporto tra me ed Elisa è improvvisamente schizzato alle stelle e ne sono felice. Sarà che Paolo è innamorato  e, stando meno con noi, ci ha fatti avvicinare, ma davvero mi ha sorpreso. Positivamente, è chiaro. Dovevo tornare stasera, anche per salutare mia zia, ma ancora non ho preso i soldi. Questa è una versione dei fatti. L'altra è che non ho le chiavi di casa di ferrara. L'altra ancora è che non avevo voglia e volevo cazzeggiare ancora un po'. La verità? Beh, è lì in mezzo. Un po' di qua, un po' di là. A me piace raccontare storie no?


E approposito, negli ultimi giorni la mia vena creativa è esplosa. Ho comprato un nuovo moleskine (stavolta solo a righe, con mia somma gioia) e l'ho già imbrattato a sufficienza. Ho scritto a tempo di record una storia qualunque che mi garba parecchio. Magari la ripropongo qui, ancora non so. Non ho molta voglia di trascriverla, confesso.


Ma aldilà del raccontino, mi è venuto in mente un esperimento, che ho chiamato, definitivamente,


"ESPERIMENTO PSEUDO-CULTURALE MULTI-TASK (CHE FA FIGO)"


In sostanza, consiste nell'utilizzo pubblico del suddetto moleskine. Da non definire diario, quindi, ma piuttosto "raccolta di scritti". In sostanza, io ci imbratto sopra qualcosa (già fatto), poi gli metto su un adesivo carino che attiri l'attenzione, con questo messaggio:


"EHI TU!! PASSANTE!!!


PRENDIMI!!! LEGGIMI!!!!!! SCRIVIMI!!!!!!!


Volta pagina x maggiori info"


Dopo di ciò, lo mollo su uno scaffale in una libreria, o su un tavolo in biblioteca, insomma in un posto pubblico, al chiuso, dove si potrebbero trovare persone interessate. E spero che qualcuno lo prenda. Che legga il regolamento (eh già, c'è un regolmento). E che magari ci scriva qualcosa, e dopo una settimana, ripeta lo stesso procedimento che ho fatto io. Poi, secondo regolamento, dopo un mese dal primo rilascio (il mio) il moleskine deve tornare al luogo del suddetto per 3 giorni, durante i quali potrà essere consultato dai precedenti possessori, che sapranno con certezza dove trovarlo e a che ora, siccome ad ogni rilascio queste informazioni vanno date secondo regolamento.


Insomma, pura utopia. Molto probabilmente nessuno lo prenderà. O magari lo prenderà e lo butterà. O proverà a riportarmelo. O lo terrà con sè, prendendomi per il culo. O chissà che altro. Ma io me ne frego. Ad ottobre compro un moleskine nuovo. Ci piazzo sopra il regolmento scritto in modo leggibile (ho una scrittura pessima) e ci piazzo sopra il racconto qualunque di cui parlavo più su. E poi lo abbandono al suo destino. E se un mese dopo dovessi trovarlo lì dove l'ho lasciato, pieno di storie, disegni, o chissà che altro, molto probabilmente mi metterei a piangere ringraziando l'umanità intera, e direi "c'è ancora qualcuno con un po' di senno, a questo mondo."


P.s. un blog collettivo darebbe lo stesso risultato e non darebbe i problemi di cui parlavo sopra. Ma il fascino della carta è imbattibile. E l'emozione dell'anonimato, quello reale, quando molli da qualche parte il libello, sperando che nessuno ti veda, o sperando che lo faccia, e l'emozione di leggere ciò che hanno scritto dopo di te, dopo un mese di attesa, beh, quello neanche mastercard lo compra. (o almeno questo è quello che proverei io in una situazione simile).



Vedi delle cose, e ti chiedi: "Perchè?". Ma io sogno cose che non sono mai esistite, e dico: "Perchè no?"


George Bernard Shaw - "Back to Methuselah" , 1921

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