venerdì 16 settembre 2005

Un Eroe Qualunque.

(ok, lo confesso, non ho un cazzo da fare e non ho sonno. Sguazzo nella mia incoerenza.)



In una città qualunque,


di uno stato qualunque,


di un pianeta qualunque,


viveva, in una casa qualunque


di un quartiere qualunque,


un gatto qualunque


di nome Qualunque.


Qualunque svolgeva una vita qualunque come qualunque gattino di qualunque casa.


Mangiava un cibo qualunque, dormiva in qualunque posto, e si sentiva bene come qualunque altro gatto si sarebbe sentito in una situazione uguale alla sua.


Una mattina qualunque però, Qualunque si aggirava agitato per casa. La sua padrona, come qualunque altro padrone di qualunque altra casa, pensava fosse agitato a causa della presenza di una gatta in calore, agitato così come lo era qualunque altro gatto del quartiere.


Qualunque invece era soltanto eccitato dalla presenza della gatta, ma la sua agitazione era dovuta ad altro. Forse non tutti sanno che anche gli animali sognano. Certamente nessuno sa che gli animali, specialmente i gatti, sognano di essere altri animali. Non sognano mai di essere gatti. Mai. Loro lo chiamano "MiaoMiaoFrr", ma non ho idea di come si pronunci.


La notte qualunque prima della mattina qualunque durante la quale si aggirava agitato per casa, Qualunque aveva sognato di essere un essere umano. Non era la prima volta che gli capitava una cosa simile, anzi, si può dire che fosse un sogno come qualunqe altro. Di solito però, il felino d'appartamento sognava di essere il lattaio, o uno dei personaggi degli spot in tv, intrappolato per tutta la vita in una scatola minuscola. (Sogni del genere li chiamano "Miaeouw!" che presumibilmente si pronuncia proprio "Miaeouw!" e significa "Incubo Qualunque"). Quella notte qualunque, che dal punto di vista del gatto si può definire "Mia!", cioè "notte qualunque ma molto strana", Qualunque sognò di essere un umano mai visto prima. Almeno, credeva di non averlo mai visto fino a che, nel sogno, il bipede non si alzò dalla poltrona e si ravviò i capelli guardandosi allo specchio. Il sogno iniziava proprio così, con il vicino di casa che si ravviava i capelli. Successivamente, Qualunque, nei panni dell'uomo, dava un'occhiata alle lettere appena consegnate dal postino, soffermandosi con gioia sul nuovo catalogo di articoli per la pesca che la fantomatica ditta "TACCHIAPPO" gli spediva ogni due ore. Ansioso, il quadru-bipede prese un bicchiere d'acqua dal rubinetto e scartò il catalogo, riponendo con cura l'imballaggio nel sacchetto dedicato alla raccolta della plastica. Mentre si avviava verso il salotto, diede un'altra occhiata allo specchio, per accertarsi di essere proprio il vicino di casa. Il salotto era proprio un salotto qualunque. Carta da parati a fiori, quadretti bucolici, un divano ed una poltrona abbinati, e un mobile sul quale si reggeva una piccola tv, semi-sommersa da centinaia di cataloghi della ditta "TACCHIAPPO".


Mentre sognava, Qualunque muoveva energicamente le zampe in avanti, rischiando seriamente di cadere dalla poltrona abbinata al divano che arredava il suo salotto qualunque. Nel sogno invece, Qualunque muoveva energicamente solo le zampe anteriori, altresì conosciute come mani, mentre sulla sua poltrona qualunque sfogliava la pagina dedicata ai retini del catalogo "TACCHIAPPO". Come gli piacevano quei retini! E come gli piaceva quell'acqua piena di cloro! Giunto al termine della lettura, subito dopo aver emesso gridolini di gioia alla vista dell'offerta "Prendi 3 paghi 2,99" del mese, riguardante proprio i retini, l'uomo Qualunque si diresse verso la sua cucina qualunque, e prese due uova deposte da una gallina qualunque in un posto qualunque a centinaia di chilometri di distanza da lì. Ruppe le uova in un piatto, destinandole ad essere l'unica portata della cena, come lo era stato qualunque altro uovo per qualunque altra cena in quella casa. Il sogno finì quando Qualunque, nei panni del suo vicino, finì di mangiare una frittata qualunque, proprio durante i titoli di apertura del film "La vita è Meravigliosa".


Dal risveglio, Qualunque non aveva fatto altro che pensare al sogno. Si chiedeva quale significato nascondesse. Perchè il suo vicino? Perchè proprio lui, e non un vicino qualunque? E perchè quella strana rivista? E perchè La vita è Meravigliosa? A quella domanda, il pelo dell'animale si rizzò. Il gatto restò bloccato per qualche secondo, folgorato, e riuscì a riprendersi un attimo prima di essere agguantato dalle zampe anteriori di un'amica qualunque della sua padrona, seduta sul divano abbinato alla poltrona del salotto qualunque durante una qualunque visita di cortesia. Assicurandosi di non essere stato seguito, Qualunque si sdraiò sul davanzale di una finestra qualunque al secondo piano della sua casa qualunque. Mentre apprezzava il calore del sole e i profumi della gatta in calore, la sua folgorazione rischiava seriamente di andare perduta in mezzo a centinaia di idee che descrivere in questa sede risulterebbe sconveniente. Per fortuna, per la strada qualunque di un quartiere qualunque di una città qualunque, insomma, sotto agli occhi del gatto, passò un postino qualunque con la sua borsa qualunque piena di lettere e cataloghi della "TACCHIAPPO". Il pelo gli si rizzò di nuovo.


Qualunque tornò a pensare al vicino. Ripeteva ossessivamente le parole "Muau!" nel suo piccolo cervello, cercando di dargli più spazio possibile, per eliminare definitivamente i pensieri sconci dalla sua mente. ("Muau!" significa chiaramente "La vita è Meravigliosa", ed era una frase che qualunque gatto ripeteva spesso godendosi la sua vita qualunque.) Mentre continuava a tentare, invano, di cancellare la gatta dai suoi pensieri, Qualunque vide con la coda (dell'occhio) il postino consegnare lettere e cataloghi nella casa di fianco alla sua. Con un balzo, si lanciò sul tetto della casa qualunque di fianco alla sua, e, rapidamente, si spostò sulla finestra che dava sul salotto qualunque. Il vicino era lì. Si guardava intorno, sentendosi osservato. Poi si ravviò i capelli davanti allo specchio e andò a dare un'occhiata alle lettere appena consegnate dal postino. Sorrise pieno di gioia quando vide il nuovo catalogo "TACCHIAPPO". Anche Qualunque sorrise, sapeva perfettamente cosa stesse provando l'uomo. Lo vide entrare in cucina, prendere l'acqua e scartare il catalogo. Tratteneva a stento le risate mentre prevedeva con esattezza ogni mossa del bipede. Continuò ad osservarlo per tutto il giorno, dimenticandosi di mangiare, dare la caccia alle lucertole e tante altre cose che un gatto qualunque farebbe in una giornata qualunque. Arrivò la sera, e con essa il momento che aspettava, senza contarci troppo. Quante possibilità c'erano, quanto poteva essere possibile una simile cosa? Di certo quel film non era trasmesso tutti i giorni. Anzi, di solito era trasmesso durante il periodo natalizio, e l'assenza di addobbi e il caldo torrido non indicavano affatto l'arrivo dell'omone vestito di rosso. Invece accadde. Proprio un attimo dopo l'ultimo boccone, apparve la scritta "La vita è Meravigliosa". In quel momento, Qualunque pensò di essere ancora nel sogno, ma poi abbandonò subito l'idea, perchè, come è noto, i gatti non sognano mai di essere gatti. Mai. Tornò a concentrarsi sul vicino. Con grande sorpresa, lo vide spegnere la tv e recarsi in cucina per lavare il piatto della sua ennesima cena qualunque. Poi, ripassando davanti allo specchio, si ravviò di nuovo i capelli, e, mentre una lacrima gli scorreva sul viso, esclamò: "Eh già, la vita è davvero Meravigliosa".Senza parole, Qualunque guardò il vicino salire mesto al piano di sopra. La folgorazione, che non si era fatta più sentire durante tutta la giornata, lo colpì ancora. Con il pelo elettrizzato, Qualunque ripensò al sogno e a ciò che aveva visto e sentito, ed esclamò: "La vita è Meravigliosa? Non lo è affatto!" Detto questo, chiaramente in gattese, il felino tornò a casa. Era davvero molto stanco.


La notte passò tranquilla, come una notte qualunque, e il gatto non sognò di essere il vicino, e a dirla tutta non sognò affatto. La mattina, dopo aver mangiato i croccantini di una marca qualunque, il felino ringraziò la propria padrona con qualche fusa, appollaiato sulle sue ginocchia mentre era seduta sulla poltrona abbinata al divano del salotto qualunque. Mentre gli grattava l'orecchio peloso, la donna espresse un pensiero qualunque, che ebbe l'effetto di far fuggire il quadrupede a zampe levate. Per la cronaca, la frase detta dall'incauta padrona fu: "Che bella vita che fai, vero piccolo mio?"


Ansimando, Qualunque si sdraiò sull'uscio di casa. Stava cominciando a rilassarsi, quando il campanello della bici del postino gli fece fare un balzo di notevole altezza. Nascosto dietro una siepe, il gatto vide la stessa scena del giorno prima. Il postino versò nella buca delle lettere del vicino due bollette e un catalogo della "TACCHIAPPO". Curioso, si spostò sul davanzale della finestra del salotto, e, sgomento, osservò il proprio vicino svolgere esattamente le stesse attività che anche lui aveva svolto nel sogno. Restò immobile ad osservarlo con lo sguardo fisso, tanto da far pensare a qualunque passante di essersi fissato a guardare il vuoto come spesso fa qualunque altro gatto di qualunque quartiere. (Solo uno di loro è diventato famoso in quel modo. Molti tentarono di emularlo, guardandando la cosa misteriosa che vive dietro il frigorifero, ma l'unico risultato che riuscirono ad ottenere fu un commento dei propri padroni, del genere "Hai sempre fame, eh?") Come sappiamo, però Qualunque non guardava il vuoto bensì il suo triste vicino durante una qualunque giornata qualunque. E non fu sorpreso quando l'uomo, dopo aver lavato il piatto, sospirò con una lacrima in volto e si avviò verso la camera da letto. "Schifo! La vita è un vero schifo! La sua vita è un vero schifo!" esclamò stizzito il gatto. "Come si può vivere in quel modo? Tutti i giorni le stesse cose, senza cambiamenti, emozioni, senza alcuna storia interessante da raccontare?" Depresso, saltò sul davanzale della sua finestra ed entrò nel suo salotto qualunque. Si stava stiracchiando sulla tv, quando gli si rizzò ancora il pelo. Fu allora che la folgorazione ebbe l'effetto che sperava di raggiungere da tempo. "Tutti i giorni le stesse cose... Mangia, dormi, dai la caccia alle lucertole... Senza cambiamenti, senza alcuna storia interessante da raccontare! Anche la mia vita fa schifo! E' noia! Noia! Devo fare qualcosa! Devo salvare la sua vita! Devo salvare la MIA vita!" Agile come un felino, perchè in effetti a quella razza apparteneva, Qualunque sgattaiolò dalla finestra, si arrampicò sul grande pioppo di fronte alla casa del suo vicino e si spostò sul ramo più vicino alla stanza da letto dell'Uomo Qualunque. Da lì aveva una visuale perfetta. Voleva attirare la sua attenzione prima di tutto, ma in che modo? E cosa avrebbe fatto, dopo? Doveva inventarsi qualcosa per rendere meno patetica la vita del suo vicino. Ma non ebbe tempo per pensare.


Improvvisamente, il ramo su cui si agitava nervosamente cedette al suo peso. Qualunque non riuscì a spostarsi in tempo, e restò appeso al ramo, che si reggeva con coraggio al resto dell'albero, ma non avrebbe resistito a lungo. Terrorizzato, il gatto provò a tirarsi su. Decise immediatamente di rinunciare, sotto consiglio del ramo, che emise un eloquente "crack". Guardandosi intorno, notò di trovarsi esattamente di fronte alla finestra della camera da letto del suo vicino, ma circa due metri lo separavano dal davanzale. Tre metri e mezzo più sotto, un immenso cespuglio di rose poco curato esibiva orgoglioso le proprie spine, pronte ad accogliere chiunque fosse stato così pazzo da lasciarsi cadere. Non aveva via di scampo. Disperato, Qualunque cominciò ad urlare a squarciagola un suono simile a "Miaeuoaeouaeouaeouw!" che presumibilmente significa "Aiuto sto cadendo dall'albero salvatemi da morte certa vi prego!" I primi a svegliarsi furono gli altri gatti, che decisero di unirsi allo sventurato animale. Dopo alcuni minuti, si resero conto che loro non correvano pericolo di morte, per cui tornarono a dormire. Il coro però aveva destato dal sonno alcuni abitanti del quartiere qualunque. Questi, trovandosi dall'altro lato della strada, non videro il felino in posizione precaria e si limitarono ad imprecare in direzione della gatta in calore, che però era scappata alle Hawaii con un gatto di un surfista di passaggio. Con gli occhi rivolti al cielo, immobilizzato dalla paura, Qualunque continuò a miagolare la sua richiesta d'aiuto, e finalmente la persona giusta si svegliò. L'uomo Qualunque, sbuffando, bevve un sorso d'acqua clorata e inforcò gli occhiali, e si diresse verso la finestra per maledire, come aveva fatto qualunque altro vicino, il nome della gatta in calore. Sporgendosi, prese un gran respiro, per urlare il più forte possibile, ma il "Miaa!" di Qualunque, che ovviamente voleva dire "Si che bello, mi salvi e ci salviamo la vita a vicenda", lo colse di sorpresa. Pulì gli occhiali strofinandoli contro la cannottiera sgualcita, e li inforcò di nuovo.  Non c'erano dubbi. Un gatto era appeso al ramo marcio del pioppo. E non era un gatto qualunque. "Il gatto della vicina! Oh mio Dio Oh Mio Dio Oh Mio Dio! Ah, se solo avessi il retino "Oblung" della TACCHIAPPO! Devo avvertire la sua padrona!" Detto questo, si infilò le ciabatte e prese al volo la vestaglia, corse giù per le scale e in pochi secondi era davanti alla porta della casa qualunque di fianco alla sua. Dopo alcuni secondi di insistente trillio del campanello, l'assonnata vicina aprì la porta. Fu estremamente sorpresa nel constatare che fi fronte a lei c'era quel bell'uomo del vicino. "Buonasera, mi dica, le serve qualcosa?" disse, con il tono più sensuale che fosse riuscita a pescare dal suo impolverito repertorio. Il vicino balbetto per qualche secondo, sorpreso da tanta sensualità, presente anche nell'aspetto, grazie ad una raffinata sottoveste di seta azzurra, e non solo nella voce. Un miagolio stizzito di Qualunque lo riportò alla realtà:


- Il suo gatto, signora, si è arrampicato sul pioppo di casa mia e rischia di cadere sul mio... ehm... roseto! Dobbiamo fare qualcosa!


- Il mio povero gattino, il mio povero gattino rischia la vita! Chiamate i pompieri, presto!


Il vicino si precipitò dentro casa, mentre la sensuale padrona, nella sua camicia da notte azzurra, corse verso l'albero, cercando di tranquillizzare il suo adorato micino. Tutto quel trambusto svegliò definitivamente i vicino, che uscirono di casa nelle loro vesteglie qualunque, decisi a farla finita una volta per tutte. "Dov'è quella miserabile gatta? Quella sgualdrina?" si chiese uno di loro. La donna spiegò velocemente il problema, e così, all'arrivo dei pompieri, una discreta folla incitava Qualunque a non mollare. Uno degli uomini vestiti di giallo osservò la situazione:


- Quel... ehm... roseto è veramente grande. A chi appartiene?


- A me, signore. - rispose quel bell'uomo del vicino.


- Dobbiamo toglierlo di mezzo. E' l'unico modo per mettere il telone, arrampicarsi sull'albero è troppo rischioso e il pioppo non ci permette di usare la scala, non c'è spazio. Ma come le è venuto in mente di piantare un pioppo e un roseto di quelle dimensioni in una casa qualunque come quella?


- C'erano già - disse il vicino - quel pioppo sarà ben pià vecchio di me!


Sorrise orgoglioso, risultando brillante e affascinante come non mai, finalmente dimostrando di essere, tutto sommato, ancora piuttosto giovane.


- Beh, insomma, acconsente?


- Certo che acconsento! Non mi sognerei mai di recare un dispiacere alla mia splendida vicina, figuriamoci per uno stupido roseto, poi!


Era un fiume in piena, stava sfoderando tutto il fascino che aveva tenuto nascosto negli anni sprecati a leggere i cataloghi della TACCHIAPPO. La splendida vicina, dal canto suo, era estasiata, nessuno l'aveva mai adulata tanto, e sorrideva raggiante a chiunque incrociasse il suo sguardo, come per dire "Si! Guardatemi! Ho un ammiratore!"


Persa nei suoi pensieri, la splendida padrona non fece caso ai robusti pompieri che, armati di ascia, cercavano di distruggere il roseto, come il principe fece per la Bella Addormentata. Qualunque invece era sveglissimo. Terrorizzato, ma sveglio. Le unghie non avrebbero resistito ancora per molto, e il ramo continuava a ripetere "crack". Piagnucolava qualcosa che suonava come "MiuMiu", che significa "Elefante Azzurro". Quindi, a meno che in quella situazione difficile a Qualunque non fosse venuto in mente di dire cattiverie infondate sulla sua padrona, molto probabilmente ciò che diceva non era affatto "MiuMiu". E in effetti, nessuno dei presenti pensò di commentare quella battuta infelice, anzi, a quanto pare tutti recepirono il messaggio, esclamando principalmente frasi come "Uh, povero micino." La padrona guardò il suo gatto dispiaciuta, e poi, compassionevole, chiese con lo sguardo a quel bell'uomo del vicino di fare qualcosa. Non c'è che dire, il bell'uomo era estremamente ricettivo. "Vado a cercare di tranquillizzare il tuo.. ehm, suo gatto" disse, correndo verso la sua camera da letto qualunque in preda all'imbarazzo dovuto alla gaffe. Mentre entrava in casa, sentì distintamente: "Oh, dammi pure del tu caro! E VOI MUOVETEVI CON QUEL DANNATO ROSETO!"


Caro, nessuno l'aveva mai definito così. D'altra parte era sempre stato un uomo qualunque, perchè chiamarlo caro? Cosa stava accadendo? E perchè sentiva che era tutto merito del gatto?


Qualunque, con la testa rivolta all'indietro, vide accendersi la luce nelle scale. Tranquillizzato dall'efficienza dei pompieri, cominciò a farsi dei complimenti, a dire che quella era stata proprio una buona idea. I pompieri l'avrebbero salvato e la sua padrona avrebbe cominciato una storia con il vicino, si sarebbero leccati il pelo a vicenda e cose del genere. Anche lui perso nei suoi pensieri come la padrona poco prima, non badò più di tanto al vicino che gli rivolgeva parole stucchevoli. Anche lui, come il vicino, ritorno alla realtà. Ma non grazie alle sue parole, nè ad un miagolio stizzito, ma ad un'ascia conficcatasi nell'albero, sfuggita di mano ad un pompiere troppo "efficiente", e ora causa principale della rottura definitiva del ramo. Con un ultimo sforzo, qualunque tentò di lanciarsi verso il davanzale della finestra, miagolando un grido di disperazione.


- Non ce la fa, non ce la fa! - gridò un pompiere.


- Speriamo! Speriamo! - gridò un bambino sadico.


- Non posso guardare, non posso guardare! - gridò la splendida padrona.


- Ci pensò io! - gridò quel bell'uomo del vicino, e, presa la rincorsa, saltò nel vuoto, abbracciando il felino il più stretto possibile per proteggerlo dai rovi.


La caduta fu rumorosa, ma il roseto attutì il colpo. La vestaglia di tweed pensò a bloccare le spine più giovani, e per le altre non ci fu nulla da fare. Il dolore al posteriore era immenso, ma le fusa del gattino e gli applausi della folla gli diedero coraggio. Si alzò in piedi, e barcollando, camminò in mezzo ai rovi con l'animale in braccio, conficcandosi decine di minuscole spine nei piedi nudi.


- Complimenti, ha avuto coraggio - disse un pompiere.


- Ammazzate il gatto! - disse il bambino sadico.


- Oh mio eroe, mio eroe! - esclamò la splendida padrona, correndo verso quel bell'uomo del vicino. Lo abbracciò con forza, e, mentre intorno a loro si accavallavano urla di vario genere, tra cui "Bacio, Bacio" "E' l'eroe del quartiere" e "Uccidiamoli tutti!!!" del solito bambino sadico, Qualunque capì che era meglio lasciarli soli, i vicini. Vicini come lo erano le loro labbra.


In una città qualunque,


di uno stato qualunque,


di un pianeta qualunque,


viveva, in una casa qualunque


di un quartiere qualunque,


un gatto qualunque


di nome Qualunque.


Qualunque svolgeva una vita qualunque come qualunque gattino di qualunque casa.


Mangiava un cibo qualunque, dormiva in qualunque posto, e si sentiva bene come qualunque altro gatto si sarebbe sentito in una situazione uguale alla sua.


A dire il vero, Qualunque era un gatto speciale. Aveva una storia da raccontare. Una storia che parla di noia ed abitudini, sogni e cataloghi, alberi e roseti, di folgorazioni e colpi di fulmine. E non è il solo a poterla raccontare.


E così, in una serata qualunque di un inverno qualunque, steso sulle ginocchia della sua splendida padrona nel suo salotto qualunque, il felino guardava un vecchio film alla tv con tutta la famiglia, e miagolò, con convinzione, "Muau!"


Eh già, la vita è proprio Meravigliosa.


FIN.

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