The Streets - A Grand Don't Come For Free (Wea, 2004)
Musica, il settimanale di Repubblica, l'ha premiato come "Miglior Album del 2004". L'ho preso proprio per questo a dir la verità, mi aveva incuriosito il commento, e poi "Fit But You Know It" e "Dry Your Eyes" erano nella mia playlist già da tempo. Che dire, è sorprendente. Pensateci un attimo: quanti cantanti rap conoscete? E quanti di questi sono inglesi?
E in effetti il solo pensiero che un inglese (Mike Skinner, colui dietro al nome "The Streets", ma non dimentichiamoci Dizee Rascal, anche lui decisamente bravo) possa fare un cd rap è un po' strano. Siamo troppo abituati alle "canzonette" beatlesiane, e, più recentemente, alla faida del brit-pop tra Blur e Oasis. Il rap è dominio americano. Afro-americano, Eminem permettendo. E invece questo ragazzo si permette di rappare con un accento da far invidia al Principe Carlo, con delle basi rubate al garage, semplicissime, che con la strofa e soprattutto il ritornello cantilenato si amalgamano perfettamente.
Questo album poi è uno di quelli che ti "costringe" a leggere i testi. Skinner ha infatti rispolverato la "tecnica" dell'album a tema, raccontando la vita di un ragazzo con problemi sentimentali, che riflette sull'amicizia e sull'amore, ma che soprattutto si dispera perchè ha perso 1.000 sterline, che in inglese sono appunto chiamate "grand". E quindi per tutta la durata dell'album Skinner dipinge abilmente un tipico spaccato della cultura inglese, tra fish&chips, calcio, pub e sigarette. Sicuramente la storia in sè è banale, ma è condita dalla giusta dose di umorismo, evidente nella già citata "Fit But You Know It". E oltre a questa e a "Dry Your Eyes", credo che le altre canzoni degne di nota siano quella che trionfalmente apre l'album, "It Was supposed to be so easy", che dà inizio ad una serie infinita di sfighe, e termina appunto con la terribile scoperta: il "grand" è sparito. Bella anche "Could Well Be In" e soprattutto quella che conclude la vicenda con un lieto fine, "Empty Cans".
In sostanza credo che questo cd possa piacere sia agli adoratori del rapper bianco per eccellenza che a quelli che non si sono mai avvicinati al genere. A me è piaciuto particolarmente per vari motivi: il fatto che abbia un filo conduttore, l'accento inglese esagerato che ricorda molto la splendida "Parklife" dei Blur, lo stile semplice ma azzeccato.
Tracklist:
“It was supposed to be so easy”
“Could well be in”
“Not addicted”
“Blinded by the lights”
“Wouldn’t have it any other way”
“Get out of my house”
“Fit but you know it”
“Such a twat”
“What is he thinking?”
“Dry your eyes”
“Empty cans”
"The end of the something i did not want to end,
Begining of hard times to come.
But something that was not meant to be is done,
And this is the start of what was. "
The Streets, "Empty Cans"
Contraccambio i complimenti. Quando ho clickato sul tuo blog e ho visto le foto sullo sfondo mi sono sentito subito a casa: Apocalypse Now, il Padrino, Tarantino, i Fratelli Cohen, Kubrick, Soliti Sospetti ecc.... ;)
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