Massimo Coppola è tornato. Già da un po' a dire la verità. L'unico personaggio di Mtv ad avere un po' di sale in zucca, almeno all'apparenza, è tornato con un nuovo programma, che si pone l'obiettivo di indagare sulla realtà e sulla vita dei ventenni di oggi. In onda in questi giorni sta andando la raccolta, e ho appena finito di vedere l'episodio numero 7, intitolato "Figli delle stelle". Verso la metà della puntata Massimo e la sua troupe si trovano in un luogo totalmente fuori dal mondo. Un enorme edificio di Trieste, con 694 appartamenti ed abitato da più di 1600 persone. Quattro ale principali, nominate ala rossa, blu, gialla e verde, e un "centro", che i "condomini" chiamano IL centro. Enormi corridoi si estendono al coperto, corridoi tetri, bui, dove la gente porta a far pisciare il cane e dove le macchine girano liberamente. I ragazzi che sono nati e cresciuti lì dicono di essere felici, che quello è un bel posto. E sono sempre lì. E non escono praticamente mai, se non per andare al lavoro o a scuola. Una ragazza di 24 anni alla domanda "E la sera esci?" candidamente risponde "Si, vado al centro o vengo qui al bar." AL centro. Un mondo a parte. Non so cosa mi sconvolge di più di questa cosa: il fatto che anche uscendo, per portare fuori il cane o vedere gli amici, si resta sempre al chiuso, l'immagine terribile di questi colossi grigi che dominano il paesaggio, il fatto che ribalta il concetto che io ho di casa. E tutti erano felici di essere lì. Quindi probabilmente ha ragione Marta. Alla fine ci si adatta. La gente che è nata lì è convinta che quello sia un bel posto. Ha tutti gli amici,il supermercato, e se piove può stare "fuori" senza bagnarsi. E poi ci sono un sacco di posti dove imboscarsi. Chissà, magari per chi ci vive è il paradiso. Per me non lo è. Sarebbe solo una trappola nella trappola che ogni post-adolescente identifica come la propria città. Mi chiedo se avrei potuto viverci. Ma più ci penso e più rimpiango i cori da stadio che cantano sotto al mio balcone alle 4 del mattino. E più rimpiango i camion e le auto che passano tutto il giorno laggiù in quel buco di città da cui sono scappato io. La sola idea di rischiare di perdermi nel mio palazzo mi spaventa. Il vivere rinchiuso in una minuscola realtà con tutto il mondo fuori, senza sapere, nè desiderare di vedere altro, è ancora più spaventoso. No, non ci riuscirei. Mai.
Massimo: Ma questo posto è un fottuto carcere!
Avere Ventanni, Stagione 2004-2005
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