martedì 1 novembre 2005

Dylan Dog n. 230, L'Inquilino Misterioso


Soggetto e Sceneggiatura: Michele Masiero


Disegni: Giovanni Freghieri


Copertina: Angelo Stano


Spesso a noi tutti è capitato di avere un inquilino piuttosto strano nel nostro palazzo. Rhonda Mitchell non è da meno, e a quanto pare è stata molto sfortunata: L'inquilino misterioso è il Diavolo in persona! O almeno qualcuno molto vicino a Lui. Accade spesso, senza un motivo, che negli appartamenti del condominio si verifichino strani avvenimenti, che necessitano l'intervento di un esperto del settore. E chi meglio di Dylan Dog, che conosce bene i Poveri Diavoli?



 


E Masiero fu, ancora una volta. E' alla corte di Sclavi (vabbè..) da un anno ormai, e ha sfornato 5 storie. Come ho già detto nel commento all'albo precedente, a me non sta molto simpatico, e speravo che questo albo mi aiutasse a cambiare idea, soprattutto dopo "Il Cielo Può Attendere"  che ha mostrato tutti i limiti di questo autore.
La storia, a prima vista, sembra molto banale. L'inizio è dei più tipici, compresa la forzatura del "dammi del tu" messa lì soltanto perchè DEVE esserci. Stessa cosa per Groucho, assente tranne per alcune battute iniziali, dove lo si vede solo perchè DEVE esserci. Più avanti la storia comincia a farsi interessante, molto bella la descrizione dei condomini con la "dimostrazione" che davvero qualcosa di strano in quel palazzo c'è. Fino a quel punto, il giudizio è più che positivo, tranne per le cose descritte prima, e Masiero "recupera" sul piano dei comprimari inserendo una Trelkovski azzeccatissima.
La parte centrale, seppure troppo simile alla vicenda e alle atmosfere di Jack lo Squartatore (con stessa ammissione dell'autore tramite un dialogo) è gestita bene e, aiutata dai disegni di Freghieri, si mantiene su un buon livello. La parte finale è un buon tentativo di concludere il tutto, ma Masiero come al solito mette troppa carne al fuoco e quindi si ritrova costretto a saltare qualche passaggio, che però diventa essenziale per capire meglio la vicenda. Il lettore arriva alla conclusione un po' confuso, ma intrigato dal doppio colpo di scena, anzi, diciamo addirittura triplo, che ricorda molto i finali aperti che hanno fatto la storia di Dylan Dog.




Questo albo è forse il migliore di Masiero, alla pari con "Istinto Omicida". Le solite pecche ci sono sempre, come la mancanza di chiarezza nella parte finale e qualche incongruenza, che a volte, come nelle storie di Sclavi, possono sembrare perfette nella loro imperfezione. Putroppo però Masiero non sa gestire questo "non-detto" dedicandolo a punti della storia che avrebbero invece meritato più spazio di altri.


Questo numero 230 per fortuna recupera dopo la brusca caduta del numero precedente, mantenendosi però su uno standard medio basso che ormai da anni ha trasformato Dylan Dog da "fumetto d'autore popolare" in "fumetto popolare". E scusate se è poco.



1 commento:

  1. questo si che è un parlare con i contro attributi:D

    un critico de core, che ama Dylan e che appunto per questo sa esser obiettiva:)

    un'altra dylan dogghiana addicted non può che apprezzare:)

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