lunedì 4 settembre 2006

Come se ce ne fosse ancora bisogno...

... dimostro di essere uno sfigato, di dimensioni epocali.


 


Ok, breve preambolo:


L'estate è finita, tralascio commenti perchè è stata piatta come le interpretazioni cinematografiche di Monica Bellucci. Eravamo rimasti a questo: Psicologia/Duse a Roma. Incredibile ma vero, siamo ancora lì, con due aggiunte. Siccome mi piace sempre tenere aperte varie possibilità, mi sono lanciato in altre due imprese: Mi sono iscritto ai test di Psicologia al San Raffaele e alla Cattolica di Milano. Così, perchè sono università fighe e perchè conviene avere più possibilità. E allora vediamole queste possibilità.


Fine Preambolo.


Il primo settembre, giorno che ufficializza l'inizio di una nuova tediosa stagione lavorativa per molti, mi trovavo bel bello fuori dall'imponente struttura dell'Università Vita e Salute San Raffaele, a due passi da Milano Due. Ero lì, sigaretta in bocca (nonostante avessi deciso di smettere appena 2 settimane fa), occhiali da sole, atteggiamento da figo come per dire "sono figo, più figo di te, amami". Insomma un modo patetico per rompere il ghiaccio. Mah. Insomma ero lì, mi guardo intorno e chiaramente ho il tipico scenario che ormai ogni studente maschio si trova davanti ad ogni test d'ammissione. Una miriade di ragazze ciarlanti  e profumate, preoccupate delle domande di logica e speranzose di copiare. Una miriade. Ma eravamo pochi, comunque, un duecento, più o meno. Bene, mi dico io. Ho una possibilità su due di entrare.


Come al solito l'attesa prima di cominciare il test è lunga e terribilmente fastidiosa. Ci hanno fatto scendere a turno per le scale mobili, vacche umanoidi verso il macello. Intorno alle 14 ci ritroviamo tutti in una grande aula magna, senza i tipici banchi a cui le Università Statali ci hanno abituato. Vari sedili foderati, blu, quasi identici alla sedia sulla quale poggio le mie terga in questo momento. Niente supporti, neanche il classico affarino che si gira. Insomma avete capito quale. Solo una cartelletta, blu anch'essa, sulla quale dovevamo appoggiare il foglio delle risposte. Risultato: sembravamo duecento congressisti che ascoltavano un uomo invisibile e prendevano appunti. Il test in sè era particolarmente bastardo, domande che appartenevano alla categoria della fantomatica CULTURA GENERALE e basta. Un centinaio, spaziavano dalla definizione di Manierismo a Paisà, unico film non diretto da Vittorio de Sica delle cinque alternative proposte. A fine test l'annuncio: i risultati saranno disponibili dal quattro settembre. Cavoli, non perdono tempo al San Raffaele. Così, torno a Bologna, cara vecchia adorata Bologna offesa più che mai perchè preferisco anche Milano a lei, e attendo.


Stamattina, comincio a spulciare il sito. Cerca di qua, cerca di là, alla fine la trovo: la graduatoria. Leggo: "Il suo nominativo è evidenziato in giallo". Ottimo, il giallo è un colore che si fa notare. E io davanti allo schermo grande, mi paro gli occhi con le dita, a immaginarmi tra le righe, un maiuscolo Francescomaria. Scendo, scendo, scendo, scendo, giallo. Leggo: è il mio nome. Punteggio: ok non mi interessa. Posizione. Leggo. Rido. Rileggo. Rido ancora. I posti disponibili sono 80. Si, si, è proprio così. Sono sfigato, ve l'ho detto. Non posso fare le cose in maniera semplice, lineare. No, devo soffrire perchè altrimenti i fottuti telespettatori si annoiano e cambiano canale.


I posti sono ottanta. E io sono ottantunesimo. 


Sono ottantunesimo. Significa che non posso mettermi l'animo in pace. Significa che devo aspettare la graduatoria del recupero posti, il 7. Significa che il 7 devo comunque fare il test alla Sapienza, perchè non si sa mai. Significa che l'8 devo andare a Milano. Significa che l'8 devo comunque fare il test alla Cattolica, perchè non si sa mai. Significa che siccome i tempi sono brevi, gli ottanta davanti a me potrebbero iscriversi tutti, non sapendo ancora il loro destino nelle altre facoltà. Significa che ho cominciato una ricerca incrociata di tutte le ottanta persone davanti a me. Significa che ho già un fucile da cecchino pronto, e una corda di pianoforte.


Significa che sono uno sfigato, come se ci fosse ancora bisogno di una dimostrazione.



 


E io davanti allo specchio grande, mi paro gli occhi con le dita
A Immaginarmi tra le gambe, una minuscola fica.
Fabrizio de Andrè, Princesa (Anime Salve, 1996)

3 commenti:

  1. tanto per...


    alla fine è andata al san raffaele.


    bene così.

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  2. Ma i miei complimenti per l'ottantunesima posizione.. (e senza ironia, complimenti per il passaggio alla facoltà..Uhm..Francescomaria?O_o')

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  3. eh, si, francescomaria xD


    per la cronaca, alla sapienza sono arrivato uno! (cit.)

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