giovedì 16 giugno 2005

E' tempo, tempo di rendersi conto di dove si sta andando. Tempo di capire cosa si sta facendo, perchè lo si sta facendo. Tempo di accorgersi che altro tempo è passato, tempo di guardare dove si è giunti. Tempo, è tempo. Arriva, all'improvviso, in una qualsiasi giornata di questo appiccicoso giugno, davanti ad un qualsiasi scaffale di un affollato ipermercato, la consapevolezza, la coscienza, la convinzione di fare qualcosa di buono, di avere la possibilità di buttarla nel cesso e quella di portarla avanti. E' lì, davanti a te, tra i pan di stelle e gli abbracci, mentre tua madre al telefono ti vomita addosso sentenze su un futuro che non si basa sulle passioni. La cogli, la guardi, la ammiri. E poi, poi te ne freghi, la rimandi, la rimetti sullo scaffale dopo averne assaggiato un pezzo, così, per sentirne il gusto, per provare il sapore della maturità, se così si può definire. E prometti, prometti le solite cose, autoconvincimento ma prima di tutto tentativo di tranquillizzare una genitrice emotiva. Ma te ne freghi, hai preso una decisione, e vuoi portarla avanti fino in fondo.


ANTEFATTO


Il protagonista di questa strana vicenda al principio si trovava solo, al solito, alla sua postazione preferita, cazzeggiando amabilmente con se stesso. Pochi attimi dopo, o forse ore, o forse addirittura giorni (perdonate la memoria del narratore, rovinata da oppiacei di varia natura), il Nostro si ritrovava depresso, in crisi, pensando ad una partenza improvvisa pur di sfuggire alla sua realtà. Nel mezzo, la noia, l'accidia, l'odio per una facoltà non amata causa imposizione genitoriale e avversione innata mal motivata. E discorsi. Lunghi discorsi con chi comprendeva e condivideva, con chi si trovava nella stessa situazione, con chi l'aveva evitata e si godeva la propria libertà post-adolescenziale. Lunghi, lunghissimi discorsi che portarono il Nostro, per l'ennesima volta, al medesimo pensiero, alla medesima idea folle e splendida, insensata e orgasmica: Lasciare l'odiata facoltà, tentare un'altra strada, magari l'utopica visione di una psicologia su misura, o addirittura il miraggio di una carriera da scrivano professionista grazie alla mirabolante scuola di narrazione gestita con tanto amore da chi ha avuto la grande pretesa di riscrivere Iliade ed Odissea. Discussioni iniziali, con convinzione e rabbia, fecero da terreno di coltura per il grande passo. Ragionamenti personali e silenziosi disfacevano la tela di ribellione tessuta in compagnia.


Crisi, dubbio, incertezza, incoerenza, sofferenza, amarezza, inutilità, accidia, grinta, rabbia, stanchezza, avvilimento, paura, rimorso, rimpianto, malinconia, inadeguatezza, rispetto, amore.


Cosa fare, cosa non fare, dove andare o non andare. Il Nostro si sfogò con chiunque gli capitasse a tiro. Amici d'infanzia troppo distanti per capire, nuove conoscenze troppo superficiali per conoscere e consigliare, compagni di vita basilari troppo di parte, dall'una e dall'altra, per essere seguite del tutto. E in un angolo, il nostro aveva se stesso. Ragionamento, illusione, realtà. Illusione e realtà, le due facce della medaglia, le quali a volte possono fondersi, trasformarsi. L'illusione diventa realtà a volte. La realtà non è mai illusione. Può il protagonista di questa strana vicenda basare la sua vita nella speranza di una mutazione? Probabilmente.


 


 



La decisione, già, la decisione. Come al solito cerchi sotterfugi, e ci pensi mentre scegli le pere migliori. Cerchi di trovare compromessi, tu che tanto li odi, tu che cerchi di evitarli sempre, tu che cerchi di essere il meno incoerente e il più realista possibile, fai tutte le cose che più aborri quando l'argomento è la tua vita. La tua decisione, la decisione che hai preso leggendo la dedica ai vini sulla seconda di copertina di uno dei tanti libri che trattano argomenti noiosi e inappetibili, è ben poca cosa in confronto a ciò che avevi in mente all'inizio. C'era l'idea di un grosso cambiamento, erano pronte le armi, le armature, tutto pronto per la grande battaglia, tutto pronto per cambiare il proprio futuro. E l'hai rimandata. Preferisci prima valutare tutte le ipotesi, d'altra parte sei la nemesi dell'impulsivo, e in questi casi ti comporti come san tommaso. Vai allora, prometti di non farlo, ma vacci lo stesso. Torna a casa di corsa, con una spesa che ingolfa il frigorifero, prendi quattro cose e scappa, su una bici senza freni, vai in stazione, prendi il treno, corri, a casa, poi subito a letto, sveglia alle 5 e mezza, treno un'ora dopo, rischi di perderlo, lo prendi al volo, dormi, dormi fino all'arrivo e assapora l'odore di una città mai vista prima, assaggia la pioggia e guarda la stazione, perchè la bellezza di una città dipende fortemente dal modo in cui è vissuto e strutturato il nido di treni. Non ti piace, è grande e dispersiva e spenta ma allo stesso tempo chiassosa, non ti piace affatto. La città è molto simile, ma riesci a fartela piacere. Aspetta l'autobus, 67 dalla stazione, scendere alla fermata di Corso d'Azeglio angolo Via Dante. Poi al numero 118, primo piano. Entra, silenzioso, fai finta di nulla. Leggi la bacheca, ti noteranno prima o poi. Si avvicinano, ti chiedono qualcosa che non capisci ma immagini si trattino offerte d'aiuto. Annuisci e vieni seppellito da documentazioni, osservi manifesti nella sala ricreazione mentre aspetti che una segretaria ti faccia fare il giro turistico. Frasi celebri di personaggi celebri, una ti fa ridere e già ti fa capire come andrà a finire:


"La scuola Holden mi ricorda I meravigliosi anni del DAMS.
Cinema, teatro, musica, arte, televisione.
E una volta usciti, La consapevolezza che è stato tutto inutile."


Parli, con Laura e altri ragazzi. Guardi le aule, e ti stupiscono le cartine geografiche ma, d'altra parte, è pur sempre una scuola. Esci e ti incammini verso il centro, fumando come Corto Maltese, vestito come Dylan Dog, sotto una pioggia degna di Sin City.
E mentre cammini ripensi a ciò che hai sentito. CIò che già sapevi. la scuola ti dà tanto ma non dà garanzie, e allora capisci, capisci una cosa fondamentale. Ti rendi conto di non averne bisogno. Assumi la consapevolezza di poterlo fare senza aiuto. Non per il talento, nè tantomeno il genio. Non sei un tipo pretenzioso. Ma capisci che a te non interessa scrivere per guadagnare, a te interessa farlo e basta. Ti rendi conto di avere qualcosa che a molti manca, quel sentimento, quella passione che ti fa sentire la voce di un narratore quando sei silenzioso in autobus, quando pensi a te stesso nelle notti insonni, quando qualcuno ti parla e tu lo osservi con occhi sognanti. Sai che a te non interessa sfondare, sai che un occhio lucido, un sorriso o un silenzio di un amico dopo aver letto un tuo racconto ti gratifica e ti alimenta. E allora ti fai la fatidica domanda: ci sono valide alternativa e ciò che faccio ora? E la risposta è no. No. No. Non ci sono, è così, e lo accetti. Sei consapevole che ciò che stai facendo non ti piace, ti annoia, ti annulla. Sai che saranno 10 anni difficili. Ma a te non importa, hai un obiettivo e lo raggiungerai, e quello è appetibile, e a quello bisogna puntare. Tutto ciò che c'è nel mezzo è nulla in confronto a ciò che tu già sai di raggiugnere. E allora scendi dall'autobus e ti godi la pioggia, e cammini per il giardino regio accarezzandoti la testa, e sorridi al mondo che ti osserva, perchè ami la vita e ami la tua vita. Decidi di dedicarti la giornata, e già sai dove andare. La mole con il suo museo del cinema è una grande passera accogliente e calda, pronta ad assoribire ogni tuo spruzzo di gioia, ogni tuo umore, ogni tuo sorriso, ogni goccia del tuo benessere  e della tua spensieratezza, lontano dai pensieri, dalle paure, dai dubbi, dalle incertezze. Un lungo amplesso di un intero pomeriggio, che ti lascia stremato ma felice come non lo eri da tempo. Felice perchè ti sei di nuovo dedicato una giornata, perchè hai goduto della tua solitudine  e della tua nuova consapevolezza. E felice ritorni a Bologna, posticipando il rientro a Ferrara di un paio di giorni.


Perchè nonostante tu abbia deciso che questa è la tua strada;
Perchè nonostante tu abbia deciso che anche se ciò che fai ti fa schifo lo farai lo stesso;
Perchè nonostante tu abbia come obiettivo quello di raggiungere la meta al più presto;
Perchè nonostante tu abbia un esame tra pochi giorni;


Te ne strafotti e confermi la solita, validissima teoria, che regge alle peggiori crisi e ai migliori momenti della tua vita: sei un enorme glande, la cui avversione per lo studio è paragonabile a quella che un pene può avere per una fica unta e pelosa.


E su questo, lo sai, non puoi farci nulla. Ma almeno ammettilo, accettalo. Assumere la consapevolezza di questo tuo immenso difetto è la cura migliore contro qualsiasi crisi. E ora vai a letto, maledetto drogato. Domani devi recuperare il non studiato di questi giorni.


Vai.
    Vai.
        Vai.
           Sei proprio senza speranza.

2 commenti:

  1. ho l'occhio lucido sorrido e sono in silenzio:)

    aspetto il prode paladino senza macchia e senza paura che dopo aver sguainato la spada tracci una linea per terra per separare il "bene" dal " male"

    che poi non è detto che non si possa avere la moglie ubriaca e la botte piena:)

    in culo alla balena...

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  2. è la cosa su cui faccio più conto ;)


    non credo non riuscirò mai a tracciare una linea di divisione tra il bene e il male, non saprei dove collocare la totalità delle cose...

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